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Buoni pasto: dal 1° settembre arriva il tetto al 5% sulle commissioni per esercenti

Buoni pasto: dal 1° settembre arriva il tetto al 5% sulle commissioni per esercenti

Un cambiamento che fa respirare i negozianti

Dal 1° settembre 2025, entra in vigore una modifica importante: le società che emettono i buoni pasto non potranno più applicare commissioni superiori al 5% agli esercenti — bar, ristoranti e supermercati. La misura è parte dell’art. 36 del DDL Concorrenza, estendendo al settore privato una regola già valida per quello pubblico dal 2023. L’obiettivo dichiarato? Alleggerire il peso economico sui negozianti, che finora pagavano commissioni anche del 20%, scoraggiando l’accettazione dei ticket.

Il cambiamento sarà graduale (ma inesorabile)

I contratti in essere manterranno le condizioni attuali fino al 31 agosto 2025. I buoni già in circolazione restano validi fino alla fine dell’anno. Ma da gennaio 2026, ogni commissione dovrà rispettare per forza il tetto del 5%, senza più deroghe. La normativa prevede che i contratti non conformi vengano sostituiti automaticamente.

Ci guadagnano esercenti e consumatori, ma il welfare aziendale è a rischio

Per i lavoratori, nulla cambia: il valore dei buoni resta invariato, fino a €4 per la versione cartacea e fino a €8 per quella digitale, sempre esentasse.

Più ossigeno per i negozianti, che vedranno crescere la convenienza ad accettarli. Secondo Fipe Confcommercio, si tratta di “una necessità ormai inderogabile”.

E le società emettitrici? Rischiano una pesante riduzione dei margini. L’ANSEB prevede possibili aumenti dei costi per le aziende che acquistano i buoni, fino a circa 180 milioni di euro l’anno di oneri aggiuntivi, con conseguente possibile riduzione del welfare aziendale.

Riflessione: un passo in avanti, ma serve equilibrio

Bloccare il 5% non è solo un taglio: è un segnale di equità verso chi accetta i buoni e li rende utili. Ma il rischio è che il sollievo degli esercenti si traduca in una revisione al ribasso dei benefit per i lavoratori. Serve vigilanza affinché questo risparmio reale non venga compensato con tagli mascherati. Solo così il welfare aziendale continuerà a funzionare come leva di benessere e produttività.


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