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Inquinamento invisibile: microplastiche nel Mediterraneo sotto la lente dei ricercatori francesi

Inquinamento invisibile: microplastiche nel Mediterraneo sotto la lente dei ricercatori francesi

Le microplastiche, piccolissime particelle di plastica ormai diffuse in ambiente marino, terrestre e nell’aria, rappresentano una minaccia silenziosa. Le ingeriamo, respiriamo e beviamo, ma solo ora la scienza comincia a comprenderne l’effettivo impatto. Una missione scientifica francese nel Mediterraneo approfondisce la portata di questo inquinamento “invisibile”.

Gli studi francesi nel Mediterraneo

Il Mediterraneo, che occupa solo l’1% delle acque mondiali, contiene circa il 7% delle microplastiche globali. Attività umane intense e una geografia chiusa ne fanno un’area altamente vulnerabile.

I ricercatori del progetto Exploration Bleue, guidati da Alexandra Ter-Halle del CNRS, sono saliti a bordo della goletta dell’ONG Expédition 7ᵉ Continent, al largo di Tolone, per prelevare campioni di microplastiche tramite reti speciali. Analizzano quantità, composizione e carico chimico.

Perché le microplastiche sono un problema

La plastica è composta da oltre 16.000 sostanze chimiche, di cui circa 4.000 sono considerate potenzialmente pericolose. Le microplastiche agiscono come veicoli di contaminanti, introducendoli nella catena alimentare.

Sebbene gli effetti umani non siano ancora del tutto chiariti, si sa che gli interferenti endocrini contenuti in queste particelle possono incidere sulla fertilità e aumentare il rischio di alcune forme di cancro.

Le azioni dell’Unione Europea

Nel quadro dell’inquinamento zero, l’UE si è data un obiettivo ambizioso: ridurre le microplastiche del 30% entro il 2030.

Jean-François Ghiglione del CNRS, che nel 2019 ha condotto una vasta campagna di campionamento su nove fiumi europei, ha confermato una contaminazione “allarmante” da microplastiche. L’Unione spinge per una strategia più efficace, che vada oltre la gestione dei rifiuti e affronti le cause dell’inquinamento.

Le microplastiche rappresentano un nemico invisibile, ma presente ovunque: nel mare, nel cibo e nel nostro corpo. Solo con più ricerca, monitoraggio e interventi strategici potremo contrastare questa minaccia. Occorre ridurre la produzione di plastica e vietare le sostanze più pericolose, prima che sia troppo tardi.


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